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Ultime novità sulla Vita Indipendente in Veneto

Due articoli comparsi recentemente sul Corriere del veneto
L’assessore alle politiche sociali della regione Veneto, Remo Sernagiotto il 9 febbraio 2011
 Il bilancio è ancora in stallo Niente contributi ai disabili

Le Usl non possono pagare le famiglie, associazioni in rivolta. Intanto le case di riposo scrivono al governatore. Sernagiotto: «Vi mando gli ispettori»

Disabili, contributi sospesi (archivio)

VENEZIA — Roberto e Paola sono i genitori di Alessandra, una bambina di 9 anni afflitta da gravissime disabilità. Da tre anni la loro vita è migliorata, grazie ai contributi regionali per la vita indipendente: possono prendersi cura della figlia a casa, con l’aiuto di un assistente personale, senza finire «segregati forzatamente in un istituto», spiegano. L’Usl 22 di Bussolengo, il paese nel veronese dove vivono, ha stabilito di continuare a pagare il contributo, anche se il bilancio della Regione non è ancora stato approvato. Ma, nel resto del Veneto, la maggior parte delle Usl ha invece deciso di sospendere l’erogazione dei fondi: circa mille euro al mese per famiglia. E, in Veneto, sono alcune migliaia quelle che dipendono da questi contributi. «Ma più che una spesa è un investimento, perché a ben vedere comporta risparmi per Comuni e Regione che evitano spese molto più ingenti per i ricoveri - sottolinea Flavio Savoldi, del Coordinamento veneto per la vita indipendente -. Eppure, in mancanza di indicazioni su come comportarsi, molti direttori sanitari si rifiutano ora di dare i fondi. Stiamo parlando di persone con gravi disabilità fin dalla nascita, di cui i genitori dovranno farsi carico tutta la vita».

Il paradosso è che i soldi ci sono: pur in tempo di feroci tagli alla spesa sociale, il fondo per la non autosufficienza si conferma quest’anno nel bilancio di previsione a 668 milioni di euro, a cui si aggiungeranno, stando a quanto promette l’assessore al Sociale Remo Sernagiotto, altri 82 milioni di euro grazie ad un emendamento della maggioranza (mentre lo Spi-Cgil denuncia la bocciatura dell’emendamento da parte del governo per il rifinanziamento del Fondo nazionale, con una perdita secca per il Veneto di 28 milioni di euro, e domani manifesterà a palazzo Ferro Fini. «Quello per la vita indipendente è un progetto che condividiamo, preferiamo certamente questo al ricovero - concede Sernagiotto - So che molte Usl hanno sospeso il pagamento fino all’approvazione del bilancio: ma io non mi sento di obbligarle a pagare, farei un illecito ». «Non dando indicazioni alle Usl, l’assessore si sottrae ad un suo preciso dovere istituzionale», attacca Savoldi. L’anno scorso, le cose erano andate diversamente. Anche allora, il bilancio era stato approvato in ritardo, ma l’allora assessore al Sociale Stefano Valdegamberi aveva scritto una lettera a tutte le aziende sanitarie della Regione in cui ordinava di non interrompere il servizio. «Sernagiotto non faccia il Ponzio Pilato e si assuma le sue responsabilità - dice Valdegamberi, oggi all’opposizione come consigliere dell’Udc - Se la scusa è che il bilancio non è stato ancora approvato, perché per la stessa ragione non interrompiamo il pagamento degli stipendi a assessori e consiglieri?».

Intanto continua la lotta senza quartiere tra le case di riposo e Sernagiotto. Ieri il presidente dell’Uripa, l’associazione che riunisce le 283 case di riposo venete (per un totale di 23 mila anziani non autosufficienti), denunciando «problemi relazionali» con l’assessore ha minacciato (scusandosi anticipatamente con il governatore) di inondare Zaia di fax di protesta se non sarà completamente ripristinato il fondo per la non autosufficienza. Quindi è tornato a ribadire che le case di riposo si vedranno costrette ad aumentare le rette degli ospiti (di 36 euro al mese, 430 euro l’anno) per far fronte ai costi crescenti del personale e delle cure ed al numero sempre più alto di persone non autosufficienti. Sernagiotto, ribadendo che il fondo alla fine verrà rimpinguato, controbatte però annunciando l’invio degli ispettori regionali, per verificare «il funzionamento e la gestione di queste strutture che chiedono più soldi ogni anno, per il 2011 un aumento della quota del 2,5%, mentre i privati, da De Benedetti a Caltagirone (che sta acquistando la casa di riposo di Scorzè) continuano ad investire in Veneto, convinti evidentemente che non si tratti del peggior sistema possibile. Il nostro obiettivo è far sì che le Ipab adottino al più presto il modello di gestione delle fondazioni onlus».

Alessio Corazza
Marco Bonet
09 febbraio 2011

 


L’assessore alle politiche sociali della regione Veneto, Remo Sernagiotto, il 10 febbraio 2011

         

Sbloccati i fondi per i disabili
La Regione alle Usl: «Pagate» Sernagiotto scrive ai direttori generali: «Mi prendo io la responsabilità, i soldi ci sono»

VENEZIA — Dopo le proteste del Coordinamento per la vita indipendente, che ieri ha denunciato dalle colonne del Corriere del Veneto la decisione di molte Usl di sospendere i contributi alle famiglie dei disabili in attesa dell’approvazione del bilancio, l’assessore al Sociale Remo Sernagiotto prende carta e penna e scrive ai direttori generali delle aziende sanitarie per chiedere di riprendere i pagamenti al più presto. «Una decisione che non ha tutti i crismi della regolarità - commenta Sernagiotto - visto che il bilancio è ancora in discussione ma tant’è, crediamo in questi progetti e mi assumo ogni responsabilità ». Nella lettera infatti si legge: «Al fine di non mettere in difficoltà le famiglie con persone con disabilità grave e le loro famiglie, si chiede cortesemente di dare continuità alle predette linee di intervento», ossia i progetti di vita indipendente, di aiuto personale e di promozione dell’autonomia personale, perché «il contributo regionale relativo all’anno 2011 sarà assegnato alle Usl nella stessa misura dell’assegnazione dell’anno precedente ». Via libera dunque, ma sulla fiducia. Perché che succede se le Usl pagano e poi, nel corso del confronto a palazzo Ferro Fini, variano le poste di bilancio? Non si sa. Proprio sull’incertezza dei conti del Sociale punta il dito la Cgil che in una nota del segretario Emilio Viafora chiede «che si faccia finalmente chiarezza sulle effettive risorse per il fondo per la non autosufficienza, visto che non passa giorno senza che Sernagiotto non intervenga su questa partita».

Per questo la Cgil chiede che, come già fatto per la definizione del nuovo piano socio sanitario, venga istituito un tavolo di confronto per definire «un modello di welfare locale » che affianchi alle strutture di ricovero permanente una rete diffusa di servizi territoriali e domiciliari in grado si sostenere le famiglie che decidono di tenere in casa l’anziano o il disabile. «Perché - continua la nota - se si tagliano le strutture e non creano i servizi si condannano le famiglie a situazioni ingestibili e poco dignitose». Intanto ieri è stato approvato in consiglio regionale l’articolo della Finanziaria che istituisce il fondo di rotazione da 50 milioni cui potranno accedere gli enti pubblici e privati per costruire, ristrutturare, ammodernare o arredare asili, scuole d’infanzia, comunità alloggio e case di riposo. Il fondo di rotazione garantirà alla Regione il rientro dei capitali prestati ed ai beneficiari la possibilità di usufruire di finanziamenti senza interessi, rimborsabili in 25 anni.Complessivamente positivo il giudizio dell’opposizione, che con Raffaele Grazia dell’Udc chiede però che il fondo «non fornisca una ghiotta occasione a qualche gruppo imprenditoriale con interessi speculativi». Pietrangelo Pettenò di Sinistra veneta (unico voto contrario) accusa invece la giunta di aver dato «una risposta immobiliarista» alla carenza di servizi sociali.

Marco Bonet